Intervista Raffaella Spinelli
Ilaria – Quando è iniziata la tua passione per il disegno e la pittura?
Raffaella – E’ nata la prima volta che presi i pennarelli in mano. Mia madre mi raccontava che alla scuola materna gli altri bambini giocavano, mentre io ero sempre seduta a colorare e fare lavoretti. Le maestre, inoltre, cercarono in tutti i modi di farmi utilizzare la mano destra, ma puntualmente io riportavo i colori alla mano sinistra. Ricordo benissimo che mia nonna teneva da parte per me la carta del pane su cui mi piaceva disegnare e che tutti i giorni chiedevo ai miei genitori di comprarmi gli album da colorare…eh già! La mia più grande passione sono i colori, non il disegno…l’ho capito sin da piccola!
Ilaria – Cosa ti piaceva disegnare?
Raffaella – I puffi, i fiori e il sole!
Ilaria – Qual era il tuo colore preferito?
Raffaella – Il rosa, ma in realtà li amavo tutti, tranne il marrone e il grigio.
Ilaria – Cosa ti facevano disegnare o dipingere all’Istituto d’Arte?
Raffaella – L’Istituto d’Arte fu una delusione per me. Tutto ciò che abbiamo fatto non rientrava nelle mie aspettative, ma fortunatamente al secondo anno se non ricordo male, arrivò la Prof.ssa Potenza, mia compaesana, che nelle ore di disegno dal vero ci face fare degli esercizi di sfumature con le matite e da quel momento non ho più smesso di utilizzare questa tecnica, ricercando sempre la perfezione nella gradazione del colore, anzi ancor oggi sto cercando di staccarmi un po’ da questa sorta di “maniacalità”, per poter sperimentare tecniche più libere!
Ilaria – Hai studiato all’Accademia delle Belle Arti di Bologna, ti sentivi soddisfatta mentre frequentavi i corsi all’Università?
Raffaella – Le mie aspettative, anche qui, non corrisposero alla realtà. Speravo che ci insegnassero e ci facessero sperimentare tecniche diverse, ma le lezioni di anatomia e pittura si riducevano a modelle in posa e cavalletti sparsi per tutta l’aula. Ma i bei ricordi non mancano…mi basta annusare una boccetta di trementina per fare un salto indietro nel tempo per i corridoi dell’Accademia. Fui, invece, molto soddisfatta dalle lezioni di Storia dell’Arte, che si svolgevano spesso in Pinacoteca delle quali custodisco un ricordo ben preciso.
Ilaria – Quali emozioni avvertivi in Pinacoteca?
Raffaella – Il silenzio e gli odori della Pinacoteca erano magici! Mi facevano sentire come in un luogo sacro…E, sebbene mi sentissi come un pesce fuor d’acqua, le sensazioni erano belle, positive e mi sentivo fortunata, grata!
Ilaria – In che senso “…come un pesce fuor d’acqua?
Raffaella – Con la formazione ricevuta all’Istituto d’Arte non mi sentivo preparata e, per giunta, i professori di Storia dell’Arte in Accademia improntavano le loro lezioni sulla filosofia una materia che, ahimè, alle Superiori non avevo studiato. Nonostante ciò, m’impegnai ed ero sempre positiva!
Ilaria – Riapprofondiresti la cultura della Storia dell’Arte?
Raffaella –Assolutamente sì, è nei miei progetti.
Ilaria – Perché?
Raffaella – Adesso per me dipingere è diventato un’esigenza, un lavoro, perciò mi sento in dovere di conoscere ed approfondire tutta la Storia dell’Arte.
Ilaria – Prima quali erano le tue aspettative per il futuro?
Raffaella – Cantare e dipingere per tutta la vita, essere sommersa di tele, pennelli e colori.
Ilaria – Qual è il tuo artista preferito?
Raffaella – Caravaggio. Il modo in cui con la tecnica e il colore faceva trasparire le sue inquietudini interiori mi emoziona molto. I fondi scuri in forte contrasto con i giochi di luce descrivono con più forza l’intento e il messaggio dei suoi dipinti. Come artista non rispecchiava le regole del suo tempo, fu un innovatore.
Ilaria – All’Accademia vi lasciavano liberi di scegliere i soggetti dei vostri dipinti?
Raffaella – Si
Ilaria – Quali erano i tuoi soggetti preferiti?
Raffaella – Non mi interessavano le modelle, ma i volti e le nature morte dai colori brillanti, ripresi da insolite angolazioni e inquadrature. Di solito creavo io le composizioni, le fotografavo poi le dipingevo. Il mio interesse volgeva sempre al colore. Fui molto orgogliosa quando, durante la discussione della mia tesi di laurea, il professore di pittura definì il mio dipinto “una natura sospesa sul colore”. Lo sfondo, infatti, non era una superficie ma il colore stesso.
Ilaria – Perché ti piaceva realizzare le nature morte dai colori brillanti?
Raffaella – Era ed è l’istinto che mi guida, non so spiegarlo. La mano va da sé; anche la luce, in determinate ore del giorno, mi colpiva. Per me era impossibile resistere a determinati giochi di luce e colori. Mi succede ancora quando guardo i barattoli di colore… li berrei!
Ilaria – Quali soggetti preferisci per i tuoi ritratti?
Raffaella – Gli anziani. I loro occhi, i loro volti raccontano la vita vissuta, infondendomi un senso di pace, di sicurezza….sensazioni che avverto quando mi fermo ad osservare il ritratto di mio Nonno.
Ilaria – Allora perché sulle mura dell’ex carcere di Apricena, sede dell’associazione “I Polli di Pirro”, hai preferito ritrarre il volto delle cantanti Lauryn Hill e di Erykah Badu?
Raffaella – Mi sono innamorata delle donne “nere” durante l’adolescenza, quando guardai il film “Sister Act 2” dove la protagonista era Lauryn Hill, che da quel momento diventò una delle mie artiste preferite. Le donne “nere” sono possenti: hanno ritmo nella voce e nei movimenti, sono sensuali, dolci e forti allo stesso tempo, tutte cose che mi trasmettono una bellissima energia. Adoro il rap, la musica hip hop, soul e funky di cui loro sono le regine. Quasi tutte vengono, dai ghetti, ma grazie al loro talento sono riuscite ad emergere da queste realtà e a brillare.
Ilaria – L’espressione “nere” mi ha colpito. In base a quello che hai detto finora, dai un valore a questo colore?
Raffaella –Il nero secondo me dona una carica assoluta a tutti gli altri colori, li rende più vivi, più brillanti, più comunicativi. Non si raggiunge la felicità, non la si assapora realmente, se prima non si conosce il buio. Non a caso il titolo della mia tesi di laurea fu: “Dalle tenebre alla luce attraverso il simbolismo dei colori”

Ilaria –I murales della Badu, in questo caso, ci trasmettono la stessa energia dei colori brillanti. Cosa rappresentano per te?
Raffaella – Rappresentano la sensualità, la bellezza e la forza di una donna che rinasce sempre attraverso sé stessa, dalla sua stessa forza di creare. I capelli disordinati sono per me la fenditura attraverso il quale si liberano i pensieri e le inquietudini…le mani sul collo sono quelle di una donna che sta per dar voce ai suoi sentimenti attraverso il canto. Il corpo nudo è senza paura, non teme nulla, è quello di una donna che finalmente si ama. La musica di Erykah Badu amplifica tutte queste sensazioni.
Ilaria – Come persona consapevole, cosa rappresentano ora per te l’arte e la pittura?
Raffaella –La pittura ha ridato valore alla mia vita, dopo un lungo periodo in cui mi sono dedicata ad altro facendone a meno. Rappresentano l’aver dato il giusto posto alle mie priorità. La pittura è la mia amica, la mia confidente, il momento intimo. E’ la parte sana di me, la mia parte bella e positiva, il mio punto di forza e la mia parte creativa, ciò che mi entusiasma e mi rende viva.
E’ IL MIO POSTO FELICE!
Ilaria – Cosa vorresti dire ai nostri lettori?
Raffaella – Di coltivare le passioni, di creare e realizzare sempre cose belle! Di dedicare del tempo a qualsiasi cosa ci faccia stare bene, che sia cucinare un piatto di pasta, dipingere una tela, fare musica o ballare. Bisogna ritagliarsi sempre dei momenti inaccessibili se non a noi stessi, essere ostinati sperando di avere sempre un punto di appoggio in quello che si fa! Vorrei che tutti potessero essere entusiasti nel dire “vado a lavorare!”. E dire sempre ai bambini “sei bravissimo!”, di sostenerli e stimolarli nei loro momenti creativi come faccio io con mio figlio!

